mercoledì 4 gennaio 2017

L'etica nei partiti

Come vengono gestiti i procedimenti penali nel Movimento 5 Stelle:
Il Garante del MoVimento 5 Stelle, il Collegio dei Probiviri o il Comitato d'Appello, in virtù e nell’ambito delle funzioni attribuite dal Regolamento del MoVimento 5 Stelle, valutano la gravità dei comportamenti tenuti dai portavoce, a prescindere dall’esistenza di un procedimento penale.
E’ considerata grave ed incompatibile con il mantenimento di una carica elettiva quale portavoce del MoVimento 5 Stelle la condanna, anche solo in primo grado, per qualsiasi reato commesso con dolo, eccettuate le ipotesi indicate all’ultimo comma. A tal fine, sono equiparate alla sentenza di condanna la sentenza di patteggiamento, il decreto penale di condanna divenuto irrevocabile e l’estinzione del reato per prescrizione intervenuta dopo il rinvio a giudizio. E’ invece rimessa all’apprezzamento discrezionale del Garante, del Collegio dei Probiviri con possibile ricorso del sanzionato al Comitato d’appello la valutazione di gravità ai fini disciplinari di pronunzie di dichiarazione di estinzione del reato per esito positivo della messa alla prova, di sentenze di proscioglimento per speciale tenuità del fatto, di dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione.
La ricezione, da parte del portavoce, di “informazioni di garanzia” o di un “avviso di conclusione delle indagini” non comporta alcuna automatica valutazione di gravità dei comportamenti potenzialmente tenuti dal portavoce stesso, sempre salvo quanto previsto al punto 5 (quando l’eletto non comunica di aver ricevuto un avviso di garanzia).
E’ sempre rimessa alla discrezionalità del Garante e del Collegio dei Probiviri o del Comitato d’appello (e non comporta alcuna automatica presunzione in tal senso) la valutazione della gravità di fatti che configurano i c.d. reati d’opinione ipotesi di reato concernenti l'espressione del proprio pensiero e delle proprie opinioni, ovvero di fatti commessi pubblicamente per motivi di particolare valore politico, morale o sociale.

Condizioni ostative alla candidatura e obbligo di dimissioni nel Partito Democratico:
1. Le donne e gli uomini del Partito Democratico si impegnano a non candidare, ad ogni tipo di elezione ­ anche di carattere interno al partito­ coloro nei cui confronti, alla data di pubblicazione della convocazione dei comizi elettorali, sia stato:
a) emesso decreto che dispone il giudizio (emesso nei casi in cui le prove eventualmente raccolte nell’udienza preliminare fanno ritenere prevedibile una condanna in dibattimento);
b) emessa misura cautelare personale non annullata in sede di impugnazione (sono quindi presenti gravi indizi di colpevolezza e l’imputato potrebbe inquinare le prove o fuggire se lasciato libero);
c) emessa sentenza di condanna, ancorché non definitiva, ovvero a seguito di patteggiamento; per un reato di mafia, di criminalità organizzata o contro la libertà personale e la personalità individuale; per un delitto per cui sia previsto l’arresto obbligatorio in flagranza; per sfruttamento della prostituzione; per omicidio colposo derivante dall’inosservanza della normativa in materia di sicurezza sul lavoro.
2. Le donne e gli uomini del Partito Democratico si impegnano a non candidare, ad ogni tipo di elezione ­ anche di carattere interno al partito­, coloro nei cui confronti, alla data di pubblicazione della convocazione dei comizi elettorali, ricorra una delle seguenti condizioni:
a) sia stata emessa sentenza di condanna, ancorché non definitiva ovvero a seguito di patteggiamento, per delitti di corruzione nelle diverse forme previste e di concussione (un pubblico ufficiale che abusando delle sue funzioni costringa o induca alla consegna o alla promessa indebita di una somma di denaro);
b) sia stata emessa sentenza di condanna definitiva, anche a seguito di patteggiamento, per reati inerenti a fatti che presentino per modalità di esecuzione o conseguenze, carattere di particolare gravità (e qui potrebbe essere tutto o nulla);
c) sia stata disposta l’applicazione di misure di prevenzione personali o patrimoniali, ancorché non definitive, previste dalla legge antimafia, ovvero siano stati imposti divieti, sospensioni e decadenze ai sensi della medesima normativa.
3. Le condizioni ostative alla candidatura vengono meno in caso di sentenza definitiva di proscioglimento, di intervenuta riabilitazione o di annullamento delle misure di cui al comma 2 lett. c).
4. Le donne e gli uomini del Partito Democratico si impegnano a non candidare, ad ogni tipo di elezione ­ anche di carattere interno al partito­:
a) i proprietari o coloro che ricoprano incarichi di presidente o di amministratore delegato di imprese che operano a livello nazionale nel settore della informazione, ovvero il loro coniuge, parenti o affini;
b) i proprietari ovvero coloro che ricoprano incarichi di presidente o di amministratore delegato di imprese che operano nel settore della informazione a livello locale, nel caso in cui l’organo di garanzia territorialmente competente previsto dallo Statuto accerti che ­ per il rilievo dell’attività dell’impresa ­ si possa determinare un sostegno privilegiato a loro esclusivo vantaggio.
5. Ove sopravvengano le condizioni di cui ai commi precedenti, gli eletti, i titolari di incarichi all’interno del partito, ovvero il personale di nomina politica, rassegnano le dimissioni dal relativo incarico.

Queste sono le porzioni del codice etico da rispettare per i candidati e gli eletti dei due maggiori partiti italiani: M5S e PD. Sembrano regole scontate per noi comuni elettori ma sempre meglio metterle nero su bianco metti caso che qualcuno le dimentichi.
In questi giorni sono tanto discusse le modifiche votate dagli iscritti al Movimento per la modifica al sopra riportato codice etico (la modifica intera è un po’ più lunga ma ho riportato la parte più importante). Infatti cambia la punizione in caso di ricezione di un avviso di garanzia. Mentre prima scattava l’espulsione automatica, ora il garante del Movimento e un altro organo interno al partito decideranno se procedere con l’allontanamento immediato del portavoce oppure lasciare che l’indagine prosegua attendendo maggiori informazioni prima di valutare la posizione dell’eletto. Un passo quasi dovuto dal momento che rischiavano di essere espulse persone che agivano aiutando la magistratura. Come nel caso di Livorno, dove il sindaco Nogarin presentò i libri contabili in tribunale perché si indagasse sull’azienda locale che si occupa di rifiuti e per questo ricevette un avviso di garanzia che corrispondeva all’automatica espulsione.
Sotto questo aspetto è quindi un bel miglioramento ma come quasi sempre accade c’è anche il lato negativo. Infatti il garante (attualmente Beppe Grillo) e i probiviri (sono tre), scelti tramite votazione in rete ma nominati su proposta dal capo politico del partito (Beppe Grillo), avranno il potere di decidere quando un eletto merita o meno l’espulsione. Roba non da poco per il movimento paladino della democrazia e della partecipazione diretta.
Per rimediare a questo difetto esiste anche un comitato d’appello al quale può ricorrere l’eventuale espulso. Questo comitato è composto da tre iscritti al movimento scelti dalla rete tra una rosa di cinque nominati dall’associazione del Movimento. Tutto sommato un compromesso che potrebbe funzionare, non resta che vedere come verrà applicato il nuovo codice etico e testarne l’efficacia.

Passiamo ora alla sponda PD, ho deciso di riportarlo perché nonostante le vacanze già piovono le critiche di giornali e Partito Democratico che vedono nel movimento la realizzazione della svolta garantista da tempo pronosticata. Le “condizioni ostative alla candidatura” del Partito Democratico sono molto precise (tranne al comma 2 lettera b), tecniche e davvero severe. Forse addirittura è un modello migliore rispetto al Movimento dato che non sono previsti organi interni che decidano la tua sorte, se violi le regole devi dimetterti. Perfetto. Ma funziona?

I condannati, prescritti o imputati nel PD sono: Aiello Ferdinando, Battaglia Demetrio, Bragantini Paola, Bubbico Filippo, Astorre Bruno, Censore Bruno, De Filippo Vito, Di Stefano Marco, Folino Vincenzo, Gullo Tindara Maria, Lanzillotta Linda, Marcucci Andrea, Oliverio Nicodemo, Paolucci Massimo, Petrini Paolo, Tocci Walter.
Gli indagati nel PD: Bossa Luisa, Broglia Claudio, Capelli Roberto, Lotti Luca, Lucherini Carlo, Marrocu Siro, Meloni Marco, Moscardelli Claudio, Scalia Francesco, Valentini Daniela.

Nel Movimento ad oggi non risultano indagati o condannati lasciati al loro posto, gli indagati (nonostante siano innocenti fino a condanna) sono stati sospesi dal gruppo e attualmente sono due: Di Vita Giulia e Nuti Riccardo, entrambi coinvolti nella vicenda firme false di Palermo.
Non ho voluto prendere in considerazione anche regioni e comuni altrimenti avrei dovuto scrivere un libro.

Per concludere: non voglio che passi il messaggio pro-Movimento (anche se in questa vicenda quasi lo sono) però vi invito a prendere in considerazione una visione scientifica della questione. Indipendentemente da come viene scritto il codice etico del partito, il suo scopo è garantire l’assenza di persone con reati a carico nelle istituzioni. In fondo è quello che vogliamo tutti noi elettori, poi scrivete quello che volete ma pretendiamo di non vedere politici criminali. Tutto qui, non sembra complesso. Nel caso del Partito Democratico lo scopo attualmente è stato raggiunto? E nel caso del Movimento 5 Stelle?
Rispondete a queste domande e avrete già prova dell’efficienza dei due regolamenti. Tenete conto che i numeri ottenuti dai 5 Stelle sono pre-modifica quindi con il codice più severo rispetto a quello attuale.


P.S.: ho inserito in grassetto alcune definizioni per le parole che magari potevano risultare poco chiare ad ogni modo siete liberi di scrivermi tramite il format a lato oppure commentando il post nel caso qualcosa sia poco chiaro.

venerdì 30 dicembre 2016

L'ennesima occasione persa: il voto di scambio

Il voto di scambio è certamente un fenomeno che in Italia emerge ad ogni chiamata alle urne ed è preoccupante che in un paese tristemente famoso per la criminalità organizzata non si prendano le necessarie misure per vincere questa battaglia. L’articolo in questione è il 416-ter del codice penale e riguarda lo scambio elettorale politico mafioso.

L'articolo 416-ter del codice penale è sostituito dal seguente:       
«Art. 416-ter.  (Scambio elettorale politico-mafioso).  Chiunque accetta la promessa di procurare voti mediante le modalità di cui al terzo comma dell'articolo 416-bis in cambio dell'erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di altra utilità è punito con la reclusione da quattro a dieci anni.
La stessa pena si applica a chi procaccia voti con le modalità indicate al primo comma».

Prima delle ultime modifiche approvate nell’aprile del 2014 la legge rendeva difficile la condanna del reato in quanto prevedeva uno scambio di denaro tra politico e mafioso, cosa che non sempre avviene (pensiamo per esempio all’affidamento di appalti in cambio di voti).
Modifiche quindi necessarie nel paese dove ancora si fa il clientelismo come Cristo comanda (citando De Luca). E’ stata ancora fatta chiarezza sulla tipologia dei comportamenti penalmente perseguibili: è punito unicamente chi accetta la promessa di procurare voti e non (come previsto in un altro disegno di legge) chi si adopera per ottenere una promessa. Ora per essere punibile il politico deve ottenere voti solo se il procacciatore fa uso di metodi mafiosi avvalendosi della forza di intimidazione e della condizione di assoggettamento.

Questa nuova formulazione ha permesso ad Antonio Antinoro il rinvio alla Corte d’Appello con momentaneo annullamento della sentenza di condanna proprio perché è molto complicato dimostrare l’uso di metodi mafiosi nei confronti degli elettori (requisito necessario per il reato). Cose dell’altro mondo insomma, anzi pensandoci sono cose da Italia. Poco importa delle intercettazioni o degli incontri fra Antinoro e alcuni boss mafiosi, se il malavitoso chiede gentilmente di votare per un candidato (o se non si dimostra il contrario) l’imputato può stare tranquillo.

Quindi se da un lato c’è stata l’estensione del reato inserendo oltre al denaro come contropartita anche “altra utilità” (fortunatamente ora può anche non esserci il materiale scambio di denaro per essere condannati) sono state create nuove falle ed è quindi l’ennesima occasione persa per una dura repressione alla troppo viva relazione politica-mafia. I campanelli d’allarme c’erano: diversi pm avevano già denunciato queste modifiche come controproducenti. Infatti se ora potranno essere processati più politici, in quanto il reato è stato esteso, ne verranno condannati meno perché sarà ancora più complicato dimostrarlo anche quando le prove (come nel caso di Antinoro) sono pressoché schiaccianti.

Passiamo alla pena. Prima della modifica si andava da sette a dodici anni di reclusione, ora la forbice si sposta andando da quattro a dieci anni. Ebbene si, sono state alleggerite ma un motivo c’è: l’imputato una volta condannato può sempre incorrere nell’aggravante per aver agito nel “fine di agevolare un’associazione di tipo mafioso” cosa che invece non accade nel caso di “concorso esterno”, concreto sostegno o aiuto ai clan (reato più grave), che senza questa correzione poteva essere punito con sanzioni maggiori rispetto all’accordo elettorale.
Una variazione che quindi può avere un senso ma presenta anche un grosso difetto, anche in caso di condanna può non scattare l’interdizione perpetua dai pubblici uffici che prende forma solo dai cinque anni di reclusione.
Infine il nuovo secondo comma persegue penalmente anche il procacciatore di voti e non solo il politico che li accetta.

Tirando le somme sarà più difficile dimostrare il reato, probabilmente i processi saranno più frequenti ma anche in caso di condanna un politico potrebbe non vedere conclusa la sua carriera.
Un pastroccio che non è perdonabile dal momento che diversi pm avevano dichiarato perplessità rispetto alla nuova norma. Ma purtroppo questa è la classe dirigente che ci siamo scelti, scrivono le leggi senza cervello e quando gli viene detto: “Ehi! Così non funziona.” i risultati sono questi (ultima votazione al Senato, per la camera i numeri sono analoghi):


Gruppo
Favorevoli (Maggioranza)
Contrari (Minoranza)
Astenuti
Assenti
In missione
Area Popolare-Ncd-Centristi per l'Italia
 21 
 0 
 0 
8
3
Civici e Innovatori (era SCpI)
 5 
 0 
 0 
0
3
Forza Italia-Il Popolo della Libertà
 41 
 0 
 0 
18
1
Grandi Autonomie e Libertà
 5 
 0 
 0 
5
1
Gruppo Misto
 6 
 1 
 2 
2
12
Lega Nord e autonomie
 0 
 0 
 15 
0
0
Movimento 5 stelle
 0 
 31 
 0 
6
3
Partito Democratico
 101 
 0 
 0 
0
6
Per L'Italia
 5 
 0 
 0 
3
3
Per le Autonomie (SVP-UV-PATT-UPT)-PSI-MAIE
 7 
 0 
 1 
2
2
Totali
191
32
18
44
34


Ed è così che le porcherie passano, passano anche le classi dirigenti, passa la destra, poi passa la sinistra, poi forse passerà un movimento, passa pure il tempo e giorno dopo giorno facciamo sempre più fatica a trovare le energie per vergognarci di queste schifezze eppure state sereni che non smetteremo mai completamente perché sappiamo che prima o poi tutto passa.

giovedì 22 dicembre 2016

Un film tutto da vedere e vivere: "Che bella legge elettorale"

Il 2017 sembra essere carico di aria da elezioni perciò, in un paese costantemente in campagna elettorale, non si può non parlare delle regole del gioco prima di cominciare a giocare. Faccio riferimento alla hit invernale destinata a rimanere in testa alle classifiche ancora per un po’: la legge elettorale.

Cominciamo con l’esame della situazione odierna. Attualmente sono in vigore due diverse leggi elettorali: l’Italicum per la camera e il Consultellum per il senato. In questo momento quindi non è possibile andare a elezioni in quanto è necessario ci sia concordanza tra le leggi elettorali delle due assemblee. Vi starete chiedendo: in un paese democratico come l’Italia che vanta addirittura due leggi elettorali (quando ne basterebbe una sola) non è possibile votare? Perché siamo arrivati a questo punto?
Ottime domande. Il referendum del 4 dicembre prevedeva l’abolizione dell’elezione diretta dei senatori perciò l’Italicum, legge pensata per armonizzare con la riforma Costituzionale e in vigore da maggio dopo approvazione parlamentare, non prendeva in considerazione il Senato che in caso di una improbabilissima vittoria del no al referendum (hahaha!) avrebbe lasciato palazzo Madama privo di legge elettorale.

Quindi a un referendum dove le scelte sono due (si o no) il governo si presenta con una legge elettorale approvata in parlamento e firmata da Sergio Mattarella (ex giudice della corte costituzionale) che nel 50% dei casi non potrà funzionare. Beh in caso di bocciatura della riforma ci sarà sicuramente un piano B per ovviare a questo problema. Assolutamente no! Tutto il resto è storia: vince il no, il primo ministro si dimette, viene costruito un nuovo governo che sembra assomigliare (giusto un po’) al precedente e al grido popolare di elezioni da Roma rispondono in coro “Vorrei ma non posso”.
Tranquilli, tutto sotto controllo: il nuovo governo accelera per la promulgazione di una legge elettorale e andiamo a votare. Magari. Ogni partito ha idee divergenti tanto l’importante è farla su misura per vincere o far perdere gli altri.



Escludendo la formulazione di una nuova legge elettorale da zero che probabilmente richiederebbe troppo tempo, non rimane che guardare al passato e riesumarne una già pronta oppure ancora più immediato estendere l’Italicum al senato e andare al voto. Seguendo la prima strada (quella della riesumazione) troviamo come papabili “nuove” leggi elettorali il Consultellum e il Mattarellum.
Il Consultellum è l’evoluzione del Porcellum che ha cambiato nome dopo la sentenza della consulta (da cui il nome). Questa legge è già pronta ed è sicuramente costituzionale, è già in vigore al Senato perciò basterebbe estenderla alla Camera e successivamente andare al voto. Impone un sistema proporzionale che meglio offre rappresentatività degli elettori in parlamento e comprende la possibilità di esprimere una preferenza. Opzione quindi semplice da seguire ma con qualche difetto: il proporzionale potrebbe creare stalli in mancanza di larghe coalizioni, inoltre non potrebbe essere presentata prima che la consulta si esprima su quella vecchia (l’Italicum).

Un’altra opzione è quella di tornare al Mattarellum, legge che prende il nome da suo relatore, l’attuale presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e propone un sistema ibrido tra maggioritario e proporzionale. Per gli appassionati: offre un maggioritario per il 75% dei seggi parlamentari e un proporzionale per le poltrone rimanenti con la particolarità che alla camera il proporzionale è con liste bloccate mentre per il senato si vanno a “ripescare” i più votati non eletti. Questa legge è leggermente più complessa ma è probabilmente un compromesso che potrebbe mettere d’accordo tutti. Unico problema: è la legge che nel 2001 ha scatenato il caso delle liste civetta, liste prive di alcun fondamento politico ma utili per non far perdere voti ai più famosi partiti collegati.

Ultima possibilità a breve termine è l’estensione dell’Italicum al Senato dopo aver applicato le correzioni della corte costituzionale che esaminerà la legge il 24 gennaio. Dovete sapere che i geni che hanno scritto questa legge non solo ci hanno lasciato senza regole per l’elezione dei senatori ma contiene anche diverse tracce di incostituzionalità. Un disastro. In questo caso quindi la legge elettorale è ancora tutta da modificare e non sappiamo in che punti finchè non si pronuncerà la Consulta. Probabilmente ne verrà ritoccato o abolito il mostruoso premio di maggioranza e rimossi i capilista bloccati che ostacolano l’elezione diretta dei propri rappresentanti.

Insomma tutto ancora da definire e mentre ci si azzuffa per decidere quale sia il metodo migliore per raccattare più voti possibile sullo sfondo il governo Gentiloni continua la sua avventura in penombra e proprio questa strana voglia di anonimato genera sentori di colpo di scena, dopotutto per 403 deputati e 193 senatori deve ancora scattare il diritto alla pensione da parlamentare. Vuoi mica che si vada a finire a settembre 2017, momento in cui per la maggior parte dei “maturandi” si arriva al tanto ambito traguardo?

Nel frattempo da Hollywood già chiedono il nome del regista, il sommo scrittore di questa commedia che inizialmente pareva il solito e ormai indigesto cinepanettone, deve essere almeno nominato per i prossimi Oscar ma l’umilissimo sceneggiatore prende tempo perché questa pellicola, purtroppo per noi, non è ancora completa.