venerdì 30 dicembre 2016

L'ennesima occasione persa: il voto di scambio

Il voto di scambio è certamente un fenomeno che in Italia emerge ad ogni chiamata alle urne ed è preoccupante che in un paese tristemente famoso per la criminalità organizzata non si prendano le necessarie misure per vincere questa battaglia. L’articolo in questione è il 416-ter del codice penale e riguarda lo scambio elettorale politico mafioso.

L'articolo 416-ter del codice penale è sostituito dal seguente:       
«Art. 416-ter.  (Scambio elettorale politico-mafioso).  Chiunque accetta la promessa di procurare voti mediante le modalità di cui al terzo comma dell'articolo 416-bis in cambio dell'erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di altra utilità è punito con la reclusione da quattro a dieci anni.
La stessa pena si applica a chi procaccia voti con le modalità indicate al primo comma».

Prima delle ultime modifiche approvate nell’aprile del 2014 la legge rendeva difficile la condanna del reato in quanto prevedeva uno scambio di denaro tra politico e mafioso, cosa che non sempre avviene (pensiamo per esempio all’affidamento di appalti in cambio di voti).
Modifiche quindi necessarie nel paese dove ancora si fa il clientelismo come Cristo comanda (citando De Luca). E’ stata ancora fatta chiarezza sulla tipologia dei comportamenti penalmente perseguibili: è punito unicamente chi accetta la promessa di procurare voti e non (come previsto in un altro disegno di legge) chi si adopera per ottenere una promessa. Ora per essere punibile il politico deve ottenere voti solo se il procacciatore fa uso di metodi mafiosi avvalendosi della forza di intimidazione e della condizione di assoggettamento.

Questa nuova formulazione ha permesso ad Antonio Antinoro il rinvio alla Corte d’Appello con momentaneo annullamento della sentenza di condanna proprio perché è molto complicato dimostrare l’uso di metodi mafiosi nei confronti degli elettori (requisito necessario per il reato). Cose dell’altro mondo insomma, anzi pensandoci sono cose da Italia. Poco importa delle intercettazioni o degli incontri fra Antinoro e alcuni boss mafiosi, se il malavitoso chiede gentilmente di votare per un candidato (o se non si dimostra il contrario) l’imputato può stare tranquillo.

Quindi se da un lato c’è stata l’estensione del reato inserendo oltre al denaro come contropartita anche “altra utilità” (fortunatamente ora può anche non esserci il materiale scambio di denaro per essere condannati) sono state create nuove falle ed è quindi l’ennesima occasione persa per una dura repressione alla troppo viva relazione politica-mafia. I campanelli d’allarme c’erano: diversi pm avevano già denunciato queste modifiche come controproducenti. Infatti se ora potranno essere processati più politici, in quanto il reato è stato esteso, ne verranno condannati meno perché sarà ancora più complicato dimostrarlo anche quando le prove (come nel caso di Antinoro) sono pressoché schiaccianti.

Passiamo alla pena. Prima della modifica si andava da sette a dodici anni di reclusione, ora la forbice si sposta andando da quattro a dieci anni. Ebbene si, sono state alleggerite ma un motivo c’è: l’imputato una volta condannato può sempre incorrere nell’aggravante per aver agito nel “fine di agevolare un’associazione di tipo mafioso” cosa che invece non accade nel caso di “concorso esterno”, concreto sostegno o aiuto ai clan (reato più grave), che senza questa correzione poteva essere punito con sanzioni maggiori rispetto all’accordo elettorale.
Una variazione che quindi può avere un senso ma presenta anche un grosso difetto, anche in caso di condanna può non scattare l’interdizione perpetua dai pubblici uffici che prende forma solo dai cinque anni di reclusione.
Infine il nuovo secondo comma persegue penalmente anche il procacciatore di voti e non solo il politico che li accetta.

Tirando le somme sarà più difficile dimostrare il reato, probabilmente i processi saranno più frequenti ma anche in caso di condanna un politico potrebbe non vedere conclusa la sua carriera.
Un pastroccio che non è perdonabile dal momento che diversi pm avevano dichiarato perplessità rispetto alla nuova norma. Ma purtroppo questa è la classe dirigente che ci siamo scelti, scrivono le leggi senza cervello e quando gli viene detto: “Ehi! Così non funziona.” i risultati sono questi (ultima votazione al Senato, per la camera i numeri sono analoghi):


Gruppo
Favorevoli (Maggioranza)
Contrari (Minoranza)
Astenuti
Assenti
In missione
Area Popolare-Ncd-Centristi per l'Italia
 21 
 0 
 0 
8
3
Civici e Innovatori (era SCpI)
 5 
 0 
 0 
0
3
Forza Italia-Il Popolo della Libertà
 41 
 0 
 0 
18
1
Grandi Autonomie e Libertà
 5 
 0 
 0 
5
1
Gruppo Misto
 6 
 1 
 2 
2
12
Lega Nord e autonomie
 0 
 0 
 15 
0
0
Movimento 5 stelle
 0 
 31 
 0 
6
3
Partito Democratico
 101 
 0 
 0 
0
6
Per L'Italia
 5 
 0 
 0 
3
3
Per le Autonomie (SVP-UV-PATT-UPT)-PSI-MAIE
 7 
 0 
 1 
2
2
Totali
191
32
18
44
34


Ed è così che le porcherie passano, passano anche le classi dirigenti, passa la destra, poi passa la sinistra, poi forse passerà un movimento, passa pure il tempo e giorno dopo giorno facciamo sempre più fatica a trovare le energie per vergognarci di queste schifezze eppure state sereni che non smetteremo mai completamente perché sappiamo che prima o poi tutto passa.

giovedì 22 dicembre 2016

Un film tutto da vedere e vivere: "Che bella legge elettorale"

Il 2017 sembra essere carico di aria da elezioni perciò, in un paese costantemente in campagna elettorale, non si può non parlare delle regole del gioco prima di cominciare a giocare. Faccio riferimento alla hit invernale destinata a rimanere in testa alle classifiche ancora per un po’: la legge elettorale.

Cominciamo con l’esame della situazione odierna. Attualmente sono in vigore due diverse leggi elettorali: l’Italicum per la camera e il Consultellum per il senato. In questo momento quindi non è possibile andare a elezioni in quanto è necessario ci sia concordanza tra le leggi elettorali delle due assemblee. Vi starete chiedendo: in un paese democratico come l’Italia che vanta addirittura due leggi elettorali (quando ne basterebbe una sola) non è possibile votare? Perché siamo arrivati a questo punto?
Ottime domande. Il referendum del 4 dicembre prevedeva l’abolizione dell’elezione diretta dei senatori perciò l’Italicum, legge pensata per armonizzare con la riforma Costituzionale e in vigore da maggio dopo approvazione parlamentare, non prendeva in considerazione il Senato che in caso di una improbabilissima vittoria del no al referendum (hahaha!) avrebbe lasciato palazzo Madama privo di legge elettorale.

Quindi a un referendum dove le scelte sono due (si o no) il governo si presenta con una legge elettorale approvata in parlamento e firmata da Sergio Mattarella (ex giudice della corte costituzionale) che nel 50% dei casi non potrà funzionare. Beh in caso di bocciatura della riforma ci sarà sicuramente un piano B per ovviare a questo problema. Assolutamente no! Tutto il resto è storia: vince il no, il primo ministro si dimette, viene costruito un nuovo governo che sembra assomigliare (giusto un po’) al precedente e al grido popolare di elezioni da Roma rispondono in coro “Vorrei ma non posso”.
Tranquilli, tutto sotto controllo: il nuovo governo accelera per la promulgazione di una legge elettorale e andiamo a votare. Magari. Ogni partito ha idee divergenti tanto l’importante è farla su misura per vincere o far perdere gli altri.



Escludendo la formulazione di una nuova legge elettorale da zero che probabilmente richiederebbe troppo tempo, non rimane che guardare al passato e riesumarne una già pronta oppure ancora più immediato estendere l’Italicum al senato e andare al voto. Seguendo la prima strada (quella della riesumazione) troviamo come papabili “nuove” leggi elettorali il Consultellum e il Mattarellum.
Il Consultellum è l’evoluzione del Porcellum che ha cambiato nome dopo la sentenza della consulta (da cui il nome). Questa legge è già pronta ed è sicuramente costituzionale, è già in vigore al Senato perciò basterebbe estenderla alla Camera e successivamente andare al voto. Impone un sistema proporzionale che meglio offre rappresentatività degli elettori in parlamento e comprende la possibilità di esprimere una preferenza. Opzione quindi semplice da seguire ma con qualche difetto: il proporzionale potrebbe creare stalli in mancanza di larghe coalizioni, inoltre non potrebbe essere presentata prima che la consulta si esprima su quella vecchia (l’Italicum).

Un’altra opzione è quella di tornare al Mattarellum, legge che prende il nome da suo relatore, l’attuale presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e propone un sistema ibrido tra maggioritario e proporzionale. Per gli appassionati: offre un maggioritario per il 75% dei seggi parlamentari e un proporzionale per le poltrone rimanenti con la particolarità che alla camera il proporzionale è con liste bloccate mentre per il senato si vanno a “ripescare” i più votati non eletti. Questa legge è leggermente più complessa ma è probabilmente un compromesso che potrebbe mettere d’accordo tutti. Unico problema: è la legge che nel 2001 ha scatenato il caso delle liste civetta, liste prive di alcun fondamento politico ma utili per non far perdere voti ai più famosi partiti collegati.

Ultima possibilità a breve termine è l’estensione dell’Italicum al Senato dopo aver applicato le correzioni della corte costituzionale che esaminerà la legge il 24 gennaio. Dovete sapere che i geni che hanno scritto questa legge non solo ci hanno lasciato senza regole per l’elezione dei senatori ma contiene anche diverse tracce di incostituzionalità. Un disastro. In questo caso quindi la legge elettorale è ancora tutta da modificare e non sappiamo in che punti finchè non si pronuncerà la Consulta. Probabilmente ne verrà ritoccato o abolito il mostruoso premio di maggioranza e rimossi i capilista bloccati che ostacolano l’elezione diretta dei propri rappresentanti.

Insomma tutto ancora da definire e mentre ci si azzuffa per decidere quale sia il metodo migliore per raccattare più voti possibile sullo sfondo il governo Gentiloni continua la sua avventura in penombra e proprio questa strana voglia di anonimato genera sentori di colpo di scena, dopotutto per 403 deputati e 193 senatori deve ancora scattare il diritto alla pensione da parlamentare. Vuoi mica che si vada a finire a settembre 2017, momento in cui per la maggior parte dei “maturandi” si arriva al tanto ambito traguardo?

Nel frattempo da Hollywood già chiedono il nome del regista, il sommo scrittore di questa commedia che inizialmente pareva il solito e ormai indigesto cinepanettone, deve essere almeno nominato per i prossimi Oscar ma l’umilissimo sceneggiatore prende tempo perché questa pellicola, purtroppo per noi, non è ancora completa.